Passato e Presente - Legge Acerbo. La notte del liberalismo italiano
È una delle leggi elettorali italiane che hanno avuto vita più breve. La cosiddetta legge Acerbo, la riforma maggioritaria del 1923, resta in vigore unicamente per le elezioni dell'aprile 1924. Eppure, nessun'altra riforma elettorale ha avuto conseguenze politiche più profonde, non solo sui rapporti di forza all'interno del Parlamento, ma anche sull'assetto istituzionale del paese. La legge Acerbo è ideata dal duce del fascismo, divenuto primo ministro, per conquistare la maggioranza alla Camera. La sua entrata in vigore rappresenta una tappa decisiva all'affermazione del regime: lo è ancor più della marcia su Roma, che aveva lasciato ancora ampi margini per un ritorno alla normalità statutaria, e più della crisi Matteotti che invece si verifica quando ormai gli spazi di manovra sono pressoché nulli in una Camera ormai dominata dalla maggioranza fascista. A rendere possibile una simile svolta, non è soltanto l'abilità politica di Mussolini, ma anche l'acquiescenza e l'atteggiamento autolesionistico della classe dirigente liberale, che assiste inerte al passaggio dalla democrazia rappresentativa a una sorta di democrazia autoritaria e plebiscitaria. In studio, con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
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