Ricerca antologica
13 Reasons Why: la scena rimossa due anni dopo la messa in onda
Una scena già vista da milioni di persone, rimossa retroattivamente dopo due anni di studi.
Il 16 luglio 2019 Netflix ha tolto da 13 Reasons Why la scena del suicidio, ventisette mesi dopo l'uscita. Questa ricerca raccoglie gli studi epidemiologici che hanno portato a quella decisione, il contraddittorio scientifico che li ha contestati, e le reazioni normative in diversi paesi.
La serie
13 Reasons Why, in Italia Tredici, esce su Netflix il 31 marzo 2017. È l'adattamento del romanzo di Jay Asher pubblicato da Razorbill nell'ottobre 2007, sviluppato per lo schermo da Brian Yorkey, già premio Pulitzer per il musical Next to Normal, con Selena Gomez fra i produttori esecutivi — aveva acquisito i diritti del libro anni prima. Protagonisti Dylan Minnette e Katherine Langford. Seguiranno tre stagioni, fino al giugno 2020.
L'accoglienza si rovescia in fretta. La prima stagione sta al 77 per cento di giudizi positivi su Rotten Tomatoes; la seconda crolla al 28, la terza all'11, la quarta risale al 25. È una delle discese più rapide fra le serie drammatiche Netflix di quegli anni. Sul fronte dei riconoscimenti, la serie resta ai margini: una candidatura ai Golden Globe 2018 per Katherine Langford, un NAACP Image Award per la regia, nessuna candidatura agli Emmy principali.
Se stai attraversando un momento di difficoltà, in Italia puoi chiamare Telefono Amico (02 2327 2327) o il Servizio per la prevenzione del suicidio (800 860 022). L'assistenza è gratuita e anonima.
Che cosa è stato tolto, e quando
Il 16 luglio 2019 Netflix annuncia di aver modificato il tredicesimo episodio della prima stagione, eliminando la sequenza in cui la protagonista si toglie la vita. La scena originale durava circa tre minuti e mostrava il metodo in modo esplicito. Nella versione rimontata il racconto si ferma prima e passa direttamente alla scena successiva, quella in cui i genitori trovano la figlia.
Fra la messa in onda e la rimozione erano passati ventisette mesi.
L'annuncio fu congiunto: Netflix, il creatore Brian Yorkey e i produttori, su indicazione di consulenti di salute mentale fra cui Christine Moutier, direttrice medica dell'American Foundation for Suicide Prevention. La motivazione di Yorkey: «Crediamo che questa modifica aiuterà la serie a fare il massimo bene al maggior numero di persone, riducendo il rischio per gli spettatori più giovani e vulnerabili».
Non è stato il primo intervento della piattaforma sulla serie, ma l'ultimo di una sequenza.
| Data | Intervento |
|---|---|
| 31 marzo 2017 | Uscita della prima stagione con classificazione TV-MA; avvertenze solo su alcuni episodi; sito informativo dedicato |
| Maggio 2017 | Aggiunta di una scheda di avvertenza prima del primo episodio; rafforzamento dei messaggi di crisi |
| Marzo 2018 | Video di avvertenza con il cast in apertura della seconda stagione |
| 16 luglio 2019 | Rimozione retroattiva della sequenza dal tredicesimo episodio della prima stagione |
Quanto sia un caso unico è difficile da stabilire con certezza. Al momento della rimozione non risultano precedenti documentati in cui una piattaforma di streaming abbia modificato retroattivamente un episodio già distribuito in tutto il mondo per ragioni di salute pubblica; ma «non risultano precedenti» non è la stessa cosa di «non ce ne sono», e conviene dirlo così.
Lo studio che ha spostato la discussione
Il 29 aprile 2019, tre mesi prima della rimozione, il Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry pubblica uno studio firmato da Jeffrey A. Bridge, direttore del Center for Suicide Prevention and Research del Nationwide Children's Hospital, con ricercatori della Carnegie Mellon, del National Institute of Mental Health, della Ohio State University e della West Virginia University.
Il disegno è una interrupted time series: si prendono i dati dei Centers for Disease Control dal gennaio 2013 al dicembre 2017, si modella la curva attesa dei suicidi in assenza della serie tenendo conto di stagionalità e tendenza di fondo, e si confronta con quella osservata. Gli omicidi vengono usati come variabile di controllo.
Il risultato che è finito ovunque: nell'aprile 2017, il mese successivo all'uscita, i suicidi nella fascia 10-17 anni risultano superiori del 28,9 per cento rispetto alla previsione del modello. Aprile 2017 è anche, in valore assoluto, il mese con il maggior numero di suicidi giovanili del quinquennio esaminato. L'eccesso stimato fra aprile e dicembre 2017 è di circa 195 decessi. Nessun effetto significativo nelle fasce adulte.
Gli autori scrivono esplicitamente che un disegno quasi-sperimentale non permette di stabilire un rapporto di causa: fattori non misurati possono aver contribuito. È una precisazione che nella circolazione successiva è quasi sempre caduta.
Il contraddittorio
La replica arriva da Dan Romer, direttore della ricerca dell'Annenberg Public Policy Center dell'Università della Pennsylvania, e si articola in due tempi.
Nel gennaio 2020, su PLOS ONE, Romer rianalizza i dati di Bridge e solleva tre obiezioni. La prima è che un effetto risulta visibile già nel marzo 2017, cioè prima o in coincidenza con l'uscita, il che indebolisce la plausibilità causale. La seconda è che l'aumento si concentra fra i maschi, mentre il personaggio della serie è una ragazza: se il meccanismo fosse l'imitazione, ci si aspetterebbe il contrario. La terza è che, controllando per la tendenza già in atto, l'effetto svanisce — e la tendenza c'era: fra il 2016 e il 2017 il tasso di suicidio fra i maschi di 15-19 anni era già cresciuto del 21 per cento, quello femminile del 7, indipendentemente da qualsiasi serie televisiva.
Nel dicembre 2022, su Suicide and Life-Threatening Behavior, Romer aggiunge l'argomento stagionale: il suicidio adolescenziale segue l'anno scolastico, con massimi in primavera e minimi d'estate, e il picco di aprile 2017 rientra in quel profilo. Controllando per la stagionalità, l'associazione attribuita alla serie scompare.
Gli autori dello studio originale hanno replicato in commentari successivi. Il dibattito non è chiuso, e chiunque citi il 28,9 per cento senza citare anche questa parte sta raccontando metà della storia.
Quello che si è misurato meglio: le ricerche online
C'è un secondo filone di evidenza, meno contestato perché misura un comportamento diverso e più direttamente osservabile. Uno studio guidato da John Ayers della San Diego State University, pubblicato su JAMA Internal Medicine nel 2017, ha analizzato i volumi di ricerca su Google nei diciannove giorni successivi all'uscita della serie.
Dati del grafico
| Voce | Valore |
|---|---|
| "how to commit suicide" | 26 % rispetto all'atteso |
| "commit suicide" | 23 % rispetto all'atteso |
| "suicide hotline number" | 21 % rispetto all'atteso |
| Totale query sul tema | 19 % rispetto all'atteso |
Il quadro è ambivalente, ed è la ragione per cui questo studio viene citato da entrambe le parti: crescono sia le ricerche che segnalano rischio, sia quelle che segnalano una richiesta d'aiuto. Diciassette dei venti termini esaminati risultano sopra l'atteso per dodici dei diciannove giorni. In valore assoluto, l'eccesso complessivo è stimato fra 900.000 e 1,5 milioni di ricerche.
Un terzo studio, condotto in Ontario da Mark Sinyor del Sunnybrook Health Sciences Centre, ha esaminato i suicidi giovanili canadesi dopo l'uscita. Sinyor ha dichiarato che la serie era «il candidato ovvio» per spiegare l'aumento osservato, pur riconoscendo l'impossibilità di stabilire un nesso.
Una classificazione inventata apposta
La reazione istituzionale più netta è arrivata dalla Nuova Zelanda, che ha il tasso di suicidio adolescenziale più alto dell'area OCSE. Nell'aprile 2017 l'Office of Film and Literature Classification ha creato per questa serie una categoria che non esisteva, la RP18: visione vietata ai minori di diciotto anni se non accompagnati da un adulto. Nella motivazione, l'ufficio ha scritto che la sequenza finale «potrebbe essere considerata istruttiva» — che è esattamente ciò che le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità chiedono di evitare, insieme alla descrizione esplicita del metodo. Sono le uniche pubblicazioni mai classificate RP18 in Nuova Zelanda.
Negli Stati Uniti la reazione è venuta dalle associazioni professionali — la National Association of School Psychologists, la Society of Clinical Child and Adolescent Psychology, l'AFSP — con dichiarazioni di preoccupazione e richieste di avvertenze. In Australia il Classification Board ha riesaminato il titolo senza adottare divieti.
In Italia il dibattito è rimasto sulle riviste professionali e su alcune testate: non risulta un provvedimento formale del Ministero della Salute né un intervento specifico degli ordini professionali dedicato a questa serie. Il quadro italiano sulla comunicazione del suicidio esiste ed è consolidato — le linee guida dell'OMS tradotte e promosse da Papageno.news, con il patrocinio dell'Ordine dei giornalisti — ma non nasce da questo caso e non lo cita.
La conversazione, e quanto è stata grande
Nella prima settimana la serie raccolse 3.585.110 tweet secondo la società di misurazione Fizziology, e oltre undici milioni di menzioni entro il primo mese: fu la serie più commentata su Twitter del 2017. È un primato annuale, non storico — verrà superato l'anno dopo — e va detto così, perché in giro si trova nella versione più grossa.
Sul fronte degli ascolti, la prima stagione avrebbe totalizzato 476 milioni di ore nei primi ventotto giorni: è una stima Nielsen, non un dato Netflix, che all'epoca non pubblicava numeri propri.
Una vicenda separata, che appartiene alla storia del franchise
Nel febbraio 2018 la Society of Children's Book Writers and Illustrators dichiarò pubblicamente che Jay Asher, autore del romanzo da cui la serie è tratta, aveva violato il proprio codice di condotta in materia di molestie. Asher nega le accuse, contesta la ricostruzione secondo cui sarebbe stato espulso — sostiene di essersi dimesso — e ha citato in giudizio l'associazione per diffamazione.
La vicenda non riguarda il dibattito sulla serie e viene registrata qui solo perché fa parte della storia pubblica del titolo; le posizioni delle parti restano quelle dichiarate, e nessun accertamento definitivo è riportato dalle fonti consultate.
Limiti e verifiche
Il 28,9 per cento è un'associazione statistica, non una misura di causa, e ha un contraddittorio scientifico qualificato che non è stato risolto. Va sempre citato con entrambe le cose.
L'affermazione che la rimozione sia un caso unico va formulata come «non risultano precedenti documentati», che è ciò che le fonti permettono di dire.
Sui numeri di contorno: le ore viste sono una stima Nielsen e non un dato Netflix; i conteggi social vengono da società di misurazione e non dalla piattaforma; il primato su Twitter è annuale.
Infine, sull'Italia: non esiste, nelle fonti consultate, un atto formale di un'istituzione italiana dedicato a questa serie. Chi lo afferma dovrebbe produrlo.
Domande frequenti
Quando Netflix ha rimosso la scena?
Il 16 luglio 2019, circa ventisette mesi dopo l'uscita della prima stagione. Nella versione rimontata il racconto si interrompe prima e passa direttamente alla scena successiva.
Lo studio del NIH dimostra che la serie ha causato dei suicidi?
No. Lo studio pubblicato su JAACAP nel 2019 stabilisce un'associazione statistica fra l'uscita della serie e un aumento del 28,9 per cento dei suicidi fra i 10 e i 17 anni nell'aprile 2017. Gli autori stessi precisano che il disegno adottato non consente di stabilire un rapporto di causa.
Ci sono studi che contestano quel risultato?
Sì. Dan Romer, dell'Annenberg Public Policy Center, ha pubblicato due rianalisi: nel 2020 su PLOS ONE e nel 2022 su Suicide and Life-Threatening Behavior. Sostiene che l'andamento stagionale del suicidio adolescenziale e la tendenza in aumento già in corso dal 2016 spieghino il picco di aprile 2017. Il dibattito resta aperto.
Che cos'è il «paradosso del genere»?
Lo studio del 2019 trova l'aumento concentrato fra i maschi, mentre il personaggio della serie è una ragazza. Romer lo usa come argomento contro l'ipotesi dell'imitazione; gli autori replicano che il contagio può seguire percorsi non lineari. È uno dei punti irrisolti.
La Nuova Zelanda ha vietato la serie?
Non l'ha vietata: ha creato per essa una classificazione che non esisteva, la RP18, che ne consente la visione ai minori di diciotto anni solo in presenza di un adulto. Il paese ha il tasso di suicidio adolescenziale più alto dell'area OCSE. Sono le uniche pubblicazioni mai classificate così.
In Italia ci sono stati provvedimenti ufficiali?
Non risultano. Il dibattito si è svolto su riviste professionali e su alcune testate. Il quadro italiano sulla comunicazione del suicidio — le linee guida OMS promosse da Papageno.news con il patrocinio dell'Ordine dei giornalisti — esiste ma non nasce da questo caso.
Perché la scena era in contrasto con le raccomandazioni dell'OMS?
Perché quelle raccomandazioni chiedono di non mostrare il metodo in modo esplicito e di non presentarlo in forma che possa risultare istruttiva. Nella motivazione della propria classificazione, l'ufficio neozelandese ha usato proprio quel termine.
La serie ha vinto premi?
Poco. Una candidatura ai Golden Globe 2018 per Katherine Langford, un NAACP Image Award per la regia, nessuna candidatura agli Emmy principali.
Chi l'ha sviluppata?
Brian Yorkey, che ha adattato il romanzo di Jay Asher. Selena Gomez è stata produttrice esecutiva fin dall'inizio, avendo acquisito i diritti del libro prima del progetto televisivo, e non compare nel cast.
Che versione si vede oggi?
Quella modificata dopo il luglio 2019. La serie si è conclusa con la quarta stagione nel 2020; la disponibilità sulla piattaforma varia per paese e nel tempo.
Riferimenti
Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.
- AFSP, comunicato su 13 Reasons Why. afsp.org
- Annenberg Public Policy Center, «No evidence of increase in adolescent suicide». annenbergpublicpolicycenter.org
- Annenberg Public Policy Center, «Seasonal changes in adolescent suicide explain controversial findings», dicembre 2022. annenbergpublicpolicycenter.org
- BuzzFeed, «New Zealand has created a new rating». buzzfeed.com
- CAMH EENet, scheda dello studio. kmb.camh.ca
- Carnegie Mellon University, «Suicide rate spike». cmu.edu
- Centre for Suicide Prevention, scheda dello studio. suicideinfo.ca
- CNN, «13 Reasons Why and suicide searches», luglio 2017. edition.cnn.com
- Entertainment Tonight, «Katherine Langford reacts to her Golden Globe nomination». etonline.com
- FNSI, «Prevenzione del suicidio, informazione responsabile dai media». fnsi.it
- Fox News, luglio 2019. foxnews.com
- JAACAP, testo dell'articolo. jaacap.org
- NIH, «Release of 13 Reasons Why associated with increase in youth suicide rates». nih.gov
- NIMH, scheda dello studio. nimh.nih.gov
- NPR, «13 Reasons Why raises questions over media and mental health», maggio 2017. npr.org
- NPR, «Netflix cuts controversial suicide scene from 13 Reasons Why», 16 luglio 2019. npr.org
- Papageno.news, linee guida OMS per media e giornalisti. papageno.news
- PLOS ONE, «Reanalysis of the Bridge et al. study», gennaio 2020. journals.plos.org
- Publishers Weekly, «Jay Asher sues SCBWI for defamation». publishersweekly.com
- PubMed Central, «Internet searches for suicide following the release of 13 Reasons Why». pmc.ncbi.nlm.nih.gov
- PubMed Central, commentario. ncbi.nlm.nih.gov
- PubMed, scheda dell'articolo. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
- Refinery29, «13 Reasons Why is the most tweeted-about Netflix show». refinery29.com
- State of Mind, sul dibattito italiano. stateofmind.it
- TechCrunch, luglio 2019. techcrunch.com
- The Hollywood Reporter, «Netflix alters graphic 13 Reasons Why scene». hollywoodreporter.com
- The Hollywood Reporter, «New Zealand puts new adult rating on Netflix suicide drama». hollywoodreporter.com
- TIME, «The 13 Reasons Why Twitter conversation». time.com
- Variety, «13 Reasons Why season 2 ratings». variety.com
- Variety, «Most popular show on Twitter in 2017». variety.com
- W Magazine, «Jay Asher denies sexual misconduct allegations». wmagazine.com
- Wikipedia, «13 Reasons Why». en.wikipedia.org
- Wikipedia, «Thirteen Reasons Why» (romanzo). en.wikipedia.org
- Wikipedia, «Tredici». it.wikipedia.org
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