Ricerca antologica

Gomorra – La serie e il suo dibattito pubblico: cronologia, fonti, verifiche

Gli investigatori hanno rilevato boss emergenti che adottavano look e soprannomi della serie.

1.267.184 spettatori: record di debutto per una serie Sky Italia

Fra il 2016 e il 2019 Gomorra – La serie è stata al centro di un dibattito pubblico che ha coinvolto magistrati antimafia, il sindaco di Napoli, gli investigatori della Squadra Mobile, un ricercatore di linguistica e i comitati di quartiere di Scampia. Questa ricerca rimette quelle voci in ordine cronologico, riporta per esteso che cosa è stato detto e da chi, e distingue ciò che risulta dalle fonti da ciò che è circolato come titolo di giornale.

La serie, prima del dibattito

Gomorra – La serie è andata in onda su Sky Atlantic dal 6 maggio 2014 al 17 dicembre 2021, per cinque stagioni e cinquantotto episodi, e in seguito in chiaro su TV8. È nata dall'inchiesta-romanzo omonima di Roberto Saviano, pubblicata da Mondadori nel 2006, ed è stata prodotta da Sky Italia con Cattleya, Fandango e Beta Film. La scrittura è stata affidata a un gruppo guidato da Stefano Bises, Leonardo Fasoli e Ludovica Rampoldi; Saviano ha seguito le prime fasi come consulente narrativo. Sullo schermo, i tre personaggi attorno a cui ruota l'impianto sono Ciro Di Marzio, interpretato da Marco D'Amore, Gennaro Savastano, interpretato da Salvatore Esposito, e Don Pietro, interpretato da Fortunato Cerlino.

Le riprese si sono concentrate a Scampia, Secondigliano, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, con puntate in altre città europee. Questo radicamento fisico in quartieri reali, e non in set ricostruiti, è la ragione per cui buona parte delle discussioni successive ha riguardato non solo il racconto ma i luoghi in cui è stato girato.

Attorno alla serie si è poi costruito un piccolo sistema di prodotti: il film-ponte L'Immortale, diretto nel 2019 dallo stesso Marco D'Amore, e il prequel Gomorra – Le Origini, sei episodi debuttati su Sky il 9 gennaio 2026.

Sul piano della diffusione, i dati resi pubblici da Sky in occasione del decennale danno la serie venduta in più di centonovanta territori. L'esordio della seconda stagione, con 1.267.184 spettatori medi sul primo episodio, resta il miglior debutto di una serie Sky Italia; la media di circa 700.000 spettatori a puntata ne fa il titolo prodotto da Sky più visto nella storia della pay TV italiana. Il New York Times l'ha inserita due volte fra le migliori serie dell'anno e, nel 2017, fra le prime cinque produzioni internazionali non statunitensi del decennio. Il romanzo da cui tutto è partito viaggia, secondo i dati dell'editore, attorno ai 2.250.000 esemplari venduti in Italia e ai dieci milioni nel mondo.

Dicembre 2017: le critiche dei magistrati

Fra il 3 e il 4 dicembre 2017, nell'arco di quarantotto ore, tre magistrati impegnati sul fronte antimafia intervengono pubblicamente sulla serie. Non si tratta di atti giudiziari né di provvedimenti: sono dichiarazioni rese in trasmissione televisiva, in un seminario universitario e in dichiarazioni alla stampa. È utile tenerlo presente, perché nella circolazione successiva quelle frasi sono state spesso presentate come una posizione unitaria della magistratura, che non era.

Federico Cafiero De Raho, allora Procuratore Nazionale Antimafia, interviene il 3 dicembre a In 1/2 ora con Lucia Annunziata su Rai3 e contesta alla serie il modo in cui rappresenta i rapporti interni ai clan. Il giorno dopo, in un seminario con studenti a Bologna, il procuratore aggiunto della DDA di Napoli Giuseppe Borrelli parla di una rappresentazione «folkloristica» che, a suo giudizio, distoglie l'attenzione dalla configurazione attuale della camorra. Sempre il 4 dicembre Nicola Gratteri, procuratore capo a Catanzaro, riprende un argomento che aveva già esposto nel 2016 ospite di Lilli Gruber.

ChiChe cosa ha dettoDove e quandoFonte
Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia«Credo che evidenziare i rapporti umani come se la camorra fosse un'associazione come tante altre non corrisponda a quello che realmente è, la camorra è fatta soprattutto di violenza»In 1/2 ora, Rai3, 3 dicembre 2017AGI, «Gomorra, i magistrati antimafia contro la serie», 5 dicembre 2017
Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto DDA Napoli«La serie televisiva offre una rappresentazione folkloristica dei clan, una rappresentazione pericolosa perché distoglie l'attenzione dall'attuale configurazione della camorra»Seminario con studenti, Bologna, 4 dicembre 2017AGI, «Gomorra, i magistrati antimafia contro la serie», 5 dicembre 2017
Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro«Se davanti alle scuole vediamo dei ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori… il messaggio non sia positivo»Dichiarazioni del 4 dicembre 2017AGI, «Gomorra, i magistrati antimafia contro la serie», 5 dicembre 2017

Su Gratteri va fatta una precisazione che riguarda il modo in cui la sua posizione è stata riassunta. L'espressione «fiction pericolosa», che gli viene attribuita di continuo, è il titolo redazionale di un articolo del Giornale del 4 dicembre 2017: nelle fonti primarie consultate non risulta come sua citazione diretta. Quello che aveva effettivamente sostenuto, già nel 2016, è che i boss della serie rischiassero «di risultare persino troppo simpatici» e che non si raccontasse «mai la vera ferocia dei boss». La differenza fra le due formulazioni non è di sfumatura: la prima è un giudizio sull'opera, la seconda un'osservazione sulla resa dei personaggi. Il Giornale, 4 dicembre 2017 · Panorama, le critiche dei magistrati

Maggio 2019: l'intervento del sindaco di Napoli

Il 4 maggio 2019, durante un agguato in Piazza Nazionale a Napoli, una bambina di quattro anni resta ferita da proiettili vaganti. Due giorni dopo il sindaco Luigi De Magistris pubblica un post su Facebook in cui definisce la serie «una droga mediatico-comunicativo-artificiale che rischia di corrodere cervello, anima e cuore di centinaia di giovanissimi».

«Una droga mediatico-comunicativo-artificiale che rischia di corrodere cervello, anima e cuore di centinaia di giovanissimi.»

A De Magistris viene inoltre attribuita, in occasione non precisata, la frase «quando va in onda aumenta la violenza». Anche qui conviene essere precisi: la formulazione compare nel titolo di un articolo di Fanpage Napoli come sintesi giornalistica della sua posizione, e non risulta verificata come citazione letterale. In ogni caso, nelle fonti consultate non esiste alcuno studio epidemiologico o criminologico indipendente che abbia misurato una correlazione causale fra la messa in onda della serie e l'andamento della violenza a Napoli. Si tratta di una presa di posizione politica, e come tale va letta.

Gennaio 2019: che cosa hanno rilevato gli investigatori

Mentre il dibattito pubblico si concentrava sull'ipotesi che la serie influenzasse i suoi spettatori, gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli stavano osservando un movimento nella direzione opposta. Il 29 gennaio 2019, alla conferenza «Investigare 2.0: passato, presente e futuro della lotta alla criminalità», ospitata dalla Scuola Superiore di Polizia, il dirigente Luigi Rinella espone il punto in modo esplicito.

«Non è più soltanto la fiction ad ispirarsi alla realtà, al contrario oggi è la realtà a ispirarsi alle serie televisive. Le attività investigative hanno fatto emergere il ricorso dei boss emergenti a soprannomi e look che si ispirano alle fiction.»

Quello che gli investigatori descrivono non è un'influenza sui comportamenti criminali — nessuno sostiene che qualcuno abbia iniziato a delinquere per via di una serie — ma un'adozione di segni: soprannomi ripresi dai personaggi, tatuaggi ispirati alla serie, abbigliamento di stile narcos sudamericano, barbe lunghe descritte dagli stessi investigatori come «in stile talebano». È materia di riconoscibilità e di posizionamento interno, non di movente.

Nella stessa sede gli investigatori collocano anche le cosiddette stese, le scorribande armate per dimostrare il controllo del territorio: una pratica nata nella realtà, drammatizzata dalla serie e poi, secondo la loro lettura, ricodificata dai gruppi più giovani anche sulla base di quello che avevano visto in televisione.

Il caso «Sangue Blu», in tre passaggi

Il caso più citato per illustrare questo movimento è quello del personaggio di Enzo detto «Sangue Blu», interpretato da Arturo Muselli a partire dalla terza stagione. La sua vicenda si legge meglio se la si scompone in tre passaggi successivi, perché il punto interessante non è nessuno dei tre presi da solo, ma la loro sequenza.

Il primo passaggio è la realtà che entra nella scrittura. Emanuele Sibillo, nato nel 1995, diventa a diciotto anni capo dell'organizzazione di Forcella che la cronaca chiamerà «paranza dei bambini», e in quel ruolo apre la terza guerra di Forcella contro i clan Mazzarella e Buonerba. Viene ucciso il 2 luglio 2015, a diciannove anni. Gli sceneggiatori della terza stagione dichiarano di essersi ispirati alla sua figura per costruire il personaggio di Enzo.

Il secondo passaggio è la scrittura che torna nella realtà. Nel giugno 2017 un giovane capo attivo a Forcella, ventitreenne, adotta secondo la ricostruzione degli investigatori il look, i comportamenti e il soprannome del personaggio televisivo. Resta ferito in un agguato e trascorre più di sei mesi in ospedale. Il suo nome non è mai stato reso pubblico.

Il terzo passaggio è il ritorno: nel gennaio 2019 lo stesso soggetto rientra nel territorio di Forcella. È in quelle settimane che la vicenda arriva sui giornali e, poco dopo, nella relazione di Rinella. Il risultato è un circuito chiuso: una persona reale ispira un personaggio, e un'altra persona reale imita il personaggio — cioè, in ultima analisi, una versione riscritta per la televisione di qualcuno che le assomigliava.

La lingua della serie: la ricerca di Angelo Variano

Nel 2019 Angelo Variano, ricercatore dell'Università del Salento, pubblica sulla rivista Lingue e Linguaggi uno studio intitolato «Il furbesco della fiction. La lingua di Gomorra – La serie» (volume 30, pagine 285–305, DOI 10.1285/I22390359V30P285). L'analisi riguarda le prime due stagioni e si concentra sulle caratteristiche morfosintattiche e lessicali del parlato.

La tesi è che il napoletano della serie non sia una riproduzione fedele del parlato delle periferie, ma un codice costruito: un equilibrio deliberato fra tratti autentici del napoletano di Scampia e Secondigliano e una comprensibilità garantita al pubblico nazionale, ottenuta anche attraverso semplificazioni introdotte in fase di doppiaggio. Per questo codice ibrido Variano conia l'espressione «furbesco seriale».

Messa accanto alle rilevazioni degli investigatori, questa ricerca aggiunge uno strato al quadro: se la lingua della serie è già un artefatto, chi ne riprende le espressioni non sta imitando il parlato del proprio quartiere, ma una sua versione elaborata per la televisione. Va però detto con chiarezza che il collegamento fra i due piani lo stiamo facendo qui, in sede di ricostruzione: il paper di Variano non contiene alcuna affermazione sull'imitazione da parte di soggetti reali, e non va citato come se la contenesse.

Le Vele di Scampia, i tour e il rifiuto delle riprese

L'effetto più visibile della serie sui luoghi in cui è stata girata è stato l'arrivo di visitatori. Attorno alle Vele di Scampia, e poi a Forcella e ai Quartieri Spagnoli, sono nati tour guidati a pagamento, con tariffe intorno ai cento euro per gruppi fino a quattro persone.

La reazione di una parte dei residenti è stata di rifiuto esplicito, con cartelli esposti dai comitati di quartiere — «Non siamo Gomorra», «Le Vele non sono uno zoo» — e con prese di posizione pubbliche. Rosario Caldore, portavoce del Comitato Vele, l'ha riassunta così: «Vederci fotografare come scimmie in uno zoo ci disturba». Nel febbraio 2020 è iniziata la demolizione della prima Vela verde.

Il rifiuto ha riguardato anche la produzione: per alcune stagioni successive non sono state concesse le autorizzazioni a girare nel quartiere, il che ha costretto a spostare altrove parte delle scene. Saviano ha definito quel rifiuto una «polemica furba per spostare l'attenzione dal problema». Le due posizioni restano entrambe agli atti del dibattito, e non c'è una fonte che stabilisca quale delle due prevalga.

Riconoscimenti

I premi raccolti dalla serie sono utili qui non come lista di meriti, ma come misura del punto in cui il prodotto si collocava mentre in Italia se ne discuteva l'effetto: nel giugno 2015, mentre il dibattito interno prendeva forma, a Monte Carlo veniva premiato come miglior dramma internazionale davanti a House of Cards.

AnnoRiconoscimentoDettaglioFonte
2014Roma Fiction Fest5 riconoscimenti, incluso «miglior prodotto italiano»Blog di Cultura, cronaca dei premi
2015Golden Nymph, Festival TV di Monte CarloMiglior serie drammatica, davanti a House of Cards e The Fall; Marco D'Amore miglior attore, davanti a Kevin SpaceySky TG24, «Gomorra vince ai Golden Nymph Awards», 19 giugno 2015
2017New York TimesFra le prime cinque produzioni internazionali non statunitensi del decennioSky Group, «Gomorra – La serie, dieci anni dopo»
2024Sky AtlanticPer il decennale, il canale viene dedicato interamente alla serie per una settimanaANSA, «Sky festeggia i dieci anni di Gomorra», 6 maggio 2024
2026Golden Nymph, Festival TV di Monte CarloPremiato Gomorra – Le OriginiComingSoon, «I vincitori della Ninfa d'Oro 2026»

Sul film di Matteo Garrone da cui la serie discende, il quadro è ancora più netto: Grand Prix a Cannes nel 2008, sette David di Donatello, cinque European Film Awards, candidature ai BAFTA e ai César. ComingSoon, premi del film Gomorra

Limiti e verifiche

Questa ricostruzione poggia su fonti giornalistiche, istituzionali e accademiche pubbliche. Tre punti vanno tenuti presenti da chi la cita.

Il primo riguarda l'identificazione. Il ventitreenne di Forcella che avrebbe adottato l'identità del personaggio televisivo non è mai stato nominato nelle fonti disponibili: il caso è attestato da un dirigente della Squadra Mobile in sede istituzionale e ripreso dalla stampa con fonte investigativa, ma senza nome proprio e senza atti consultabili. Trattarlo come caso documentato è corretto; trattarlo come caso giudiziario definito non lo è.

Il secondo riguarda le citazioni. Due delle frasi che circolano di più — «fiction pericolosa» attribuita a Gratteri e «quando va in onda aumenta la violenza» attribuita a De Magistris — sono titoli redazionali e non citazioni letterali verificate. Sono riportate qui come tali, e come tali andrebbero riportate altrove.

Il terzo riguarda i numeri di parte. La qualifica di serie italiana più popolare all'estero viene da Parrot Analytics, società privata che misura la domanda mediale con una metodologia propria, non da rilevazioni di ascolto certificate; le cifre di vendita del romanzo provengono dall'editore e non sono verificabili in modo indipendente. Sono dati usabili, purché si dica da dove vengono.

Infine, una cosa che le fonti consultate non dicono: nessuno studio controllato ha misurato un nesso causale fra la visione della serie e la commissione di reati. Il dibattito, da entrambe le parti, resta nel perimetro dell'opinione istituzionale e dell'analisi culturale.

Domande frequenti

Cosa ha detto esattamente Gratteri su Gomorra?

Nel dicembre 2017 il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri ha dichiarato: «Se davanti alle scuole vediamo dei ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori… il messaggio non sia positivo». Nel 2016, ospite di Lilli Gruber, aveva già osservato che i boss della serie rischiassero «di risultare persino troppo simpatici» e che non si raccontasse «mai la vera ferocia dei boss». L'espressione «fiction pericolosa», che gli viene spesso attribuita, è il titolo di un articolo del Giornale e non una sua citazione diretta verificata.

Cosa ha detto il sindaco De Magistris?

Il 6 maggio 2019, due giorni dopo l'agguato di Piazza Nazionale in cui era rimasta ferita una bambina, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha definito la serie in un post Facebook «una droga mediatico-comunicativo-artificiale». Gli viene attribuita anche la frase «quando va in onda aumenta la violenza», che però compare come titolo di un articolo di Fanpage Napoli, sintesi giornalistica della sua posizione e non citazione letterale verificata.

È vero che alcuni camorristi hanno imitato la serie?

È quanto hanno riferito gli investigatori. Il 29 gennaio 2019, alla conferenza «Investigare 2.0», il dirigente della Squadra Mobile di Napoli Luigi Rinella ha dichiarato che «non è più soltanto la fiction ad ispirarsi alla realtà, al contrario oggi è la realtà a ispirarsi alle serie televisive», riferendosi all'adozione di soprannomi, tatuaggi e abbigliamento ripresi dai personaggi da parte di capi emergenti. Il caso più citato è quello di un ventitreenne di Forcella, mai identificato pubblicamente.

Il dialetto napoletano della serie è autentico?

Non del tutto. Secondo la ricerca di Angelo Variano pubblicata su Lingue e Linguaggi nel 2019, la lingua della serie è un «furbesco seriale»: un codice costruito per tenere insieme tratti autentici del napoletano di Scampia e Secondigliano e la comprensibilità per il pubblico nazionale, con semplificazioni introdotte anche in doppiaggio.

A quali persone reali sono ispirati i personaggi?

Le corrispondenze riportate dalla stampa indicano nei Savastano un'eco del clan Di Lauro di Secondigliano, nel gruppo Levante il clan Nuvoletta-Polverino di Marano e nel gruppo di Salvatore Conte il clan Amato-Pagano. Il personaggio di Enzo «Sangue Blu» è dichiaratamente ispirato a Emanuele Sibillo, capo dell'organizzazione di Forcella ucciso nel 2015 a diciannove anni. Si tratta di ispirazioni narrative dichiarate dalla produzione e riportate dalla stampa, non di identificazioni giudiziarie.

Quante stagioni ha Gomorra e dove si può vedere?

Cinque stagioni per 58 episodi, andati in onda dal 6 maggio 2014 al 17 dicembre 2021 su Sky Atlantic e poi in chiaro su TV8. Il film L'Immortale (2019) è disponibile su Prime Video, HBO Max e Hulu. Il prequel Gomorra – Le Origini, sei episodi, è uscito su Sky il 9 gennaio 2026.

In quanti paesi è stata venduta?

In più di centonovanta territori, secondo i dati diffusi da Sky per il decennale nel maggio 2024. La qualifica di serie italiana più popolare all'estero è attribuita a Parrot Analytics, società privata di misurazione della domanda mediale.

Perché Roberto Saviano vive sotto scorta?

Saviano è il giornalista e scrittore napoletano autore dell'inchiesta-romanzo Gomorra (2006). Dopo la pubblicazione ha ricevuto minacce di morte e dal 2006 vive sotto protezione della polizia italiana.

La serie ha vinto un Emmy?

Non risulta dalle fonti consultate. Il riconoscimento internazionale meglio documentato è il Golden Nymph al Festival TV di Monte Carlo del 2015, come miglior serie drammatica e miglior attore a Marco D'Amore. Nessuna fonte primaria consultata conferma candidature o vittorie agli International Emmy.

Il caso «Sangue Blu» è documentato ufficialmente?

In parte. Il fenomeno è stato confermato pubblicamente e in sede istituzionale da un dirigente della Squadra Mobile di Napoli nel gennaio 2019. Il caso specifico del ventitreenne di Forcella è riportato dalla stampa con fonte investigativa, ma il nome della persona non è mai stato divulgato e non risultano atti giudiziari consultabili.

Riferimenti

Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.

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