Ricerca antologica

Poirot e Maigret: due metodi investigativi a confronto

Due modi opposti di arrivare allo stesso colpevole: le cellule grigie e l'immedesimazione.

103 testi con Maigret: 75 romanzi e 28 racconti

Poirot deduce, Maigret capisce. Questa ricerca mette a confronto i due metodi investigativi più influenti del giallo europeo, i numeri dei rispettivi corpus, e la stagione italiana di Gino Cervi che ha fatto di Maigret un personaggio Rai. Con l'avvertenza che alcune cifre molto citate non reggono alla verifica.

Due corpus, due secoli in miniatura

Hercule Poirot compare per la prima volta nel 1920, su The Mysterious Affair at Styles, pubblicato negli Stati Uniti in ottobre e nel Regno Unito nel gennaio successivo; l'ultimo testo è del 1975. In mezzo, trentatré romanzi e cinquantuno racconti.

Jules Maigret arriva undici anni dopo. Pietr-le-Letton esce da Fayard — non da Gallimard, come si legge spesso — nel maggio 1931; Simenon l'aveva scritto due anni prima a bordo della propria imbarcazione, l'Ostrogoth. L'ultimo romanzo, Maigret et M. Charles, è del 1972: quarantun anni di attività, settantacinque romanzi e ventotto racconti.

Testi dedicati al personaggio
Maigret (romanzi): 75 testiMaigret (romanzi)75Poirot (racconti): 51 testiPoirot (racconti)51Poirot (romanzi): 33 testiPoirot (romanzi)33Maigret (racconti): 28 testiMaigret (racconti)28
Dati del grafico
VoceValore
Maigret (romanzi)75 testi
Poirot (racconti)51 testi
Poirot (romanzi)33 testi
Maigret (racconti)28 testi

Centotré testi contro ottantaquattro: il corpus di Maigret è il più esteso mai dedicato a un personaggio seriale del giallo europeo. E i Maigret sono solo una parte del lavoro di Simenon, che ha scritto oltre duecento altri romanzi, fra cui i romans durs oggi considerati letteratura senza aggettivi.

Le cellule grigie

Il metodo di Poirot sta tutto in un'espressione che Agatha Christie introduce fin dal primo romanzo: le little grey cells, le piccole cellule grigie. È una dichiarazione di programma. Il detective belga non si muove, non fatica, non si sporca le scarpe; osserva, ordina, deduce. La sua forza è di vedere quello che sta sotto gli occhi di tutti e che nessun altro nota — compreso il lettore, che viene sistematicamente messo un passo indietro.

Christie costruisce il personaggio in modo che l'arroganza intellettuale sia bilanciata da una fisicità ridicola: basso, calvo, ossessionato dai propri baffi, che tiene in forma di notte con un apposito arnese. La comicità del corpo è il contrappeso della superiorità della mente.

La spugna

Il metodo di Maigret, per contrasto, consiste nel non averne uno. Simenon lo descrive come un uomo che, messo in un ambiente sconosciuto, «sembrava assorbirne meccanicamente la vita e gonfiarsi come una spugna».

In pratica funziona in tre movimenti. Il primo è impregnarsi: non interrogare subito, non dedurre subito, ma sedersi al bistrot, bere, ascoltare, aspettare che il posto parli. Il secondo è capire senza giudicare: quello che interessa non è il nome del responsabile ma la situazione che ha reso il gesto possibile. Il terzo è l'identificazione — arrivare, per comprensione e non per complicità, a stare dove sta il colpevole.

C'è un'ironia in tutto questo che vale la pena notare: Maigret si definisce «prima di tutto un funzionario dello Stato», e il suo metodo è l'esatto opposto di una procedura.

Simenon ha lasciato sul rapporto con la propria creatura una frase che rovescia la solita formula dell'autore che si specchia nel personaggio: «Maigret non mi somiglia; sono io che, invecchiando, cerco di assomigliare sempre di più a lui».

Sciascia: perché la differenza non è di stile

Il confronto fra i due modelli, in Italia, ha un lettore d'eccezione. Leonardo Sciascia se ne occupa nella Breve storia del romanzo poliziesco, uscita nel 1975 su Epoca, poi raccolta in Cruciverba per Einaudi nel 1983 e ristampata in volume da Graphe.it nel febbraio 2022; e torna sul tema nella raccolta Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo, pubblicata da Adelphi nel 2018.

A Poirot riconosce di aver raggiunto nel genere «vette di straordinario virtuosismo». Ma la sua preferenza va altrove, e per ragioni che non sono di gusto letterario. In Maigret vede un investigatore che assorbe il contesto prima di formulare ipotesi, e in questo un modello di come dovrebbe funzionare un'istituzione: «Vagheggio da sempre uno Stato che abbia una polizia come quella guidata da Maigret, intelligente e umana al tempo stesso». Di sé dice di riconoscersi nel commissario perché «la parte colpevole non mi interessa; mi interessa studiare una situazione, un contesto».

Su questa linea si colloca anche un articolo dell'Osservatore Romano del 19 agosto 2022, firmato da Gabriele Nicolò e intitolato proprio «Le cellule grigie di Poirot e il metodo-Maigret», che prende spunto dalla ristampa Graphe.it. La tesi è che i due detective incarnino due visioni del mondo: Poirot come trionfo dell'intelligenza astratta e della forma, il genio come categoria che separa; Maigret come «un personaggio e non un tipo», in evoluzione umana lungo quarant'anni, che si avvicina alla complessità del reale senza metterla in ordine gerarchico.

Il testo integrale dell'articolo è dietro paywall: quanto qui riportato viene dall'estratto pubblico e dal resoconto pubblicato quattro giorni dopo dal Domani d'Italia.

Sette Maigret in cinque paesi

Nessun altro personaggio del giallo europeo ha attraversato altrettante televisioni nazionali. È un dato che dice qualcosa sul metodo: un detective che si definisce per come ascolta un ambiente si lascia trapiantare in ambienti diversi meglio di uno che si definisce per come ragiona.

PaeseInterpreteAnniEpisodi
Regno Unito (BBC)Rupert Davies1960-196352
Italia (Rai)Gino Cervi1964-197216
FranciaJean Richard1967-199088
Francia, Belgio, SvizzeraBruno Cremer1991-200554
Regno Unito (Granada)Michael Gambon1992-199312
Regno Unito (ITV)Rowan Atkinson2016-20174 film TV

Al cinema, dal 1932 a oggi, si contano una quindicina di film, da Duvivier con Jean Gabin fino a Patrice Leconte con Gérard Depardieu nel 2022.

Simenon si espresse su due interpreti in particolare. Di Gino Cervi disse che era «molto bravo»; su Rupert Davies fu più netto: «Finalmente ho trovato il Maigret perfetto». Che il Maigret definitivo, per l'autore, fosse un attore britannico e non uno francese resta una delle curiosità più durature della saga.

La versione italiana, e una genealogia

Le inchieste del commissario Maigret va in onda sul Programma Nazionale dal 17 settembre 1964 al 29 novembre 1972: sedici sceneggiati in bianco e nero, tutti diretti da Mario Landi, più un film per il cinema, Maigret a Pigalle, nel 1966. La proposta alla Rai era venuta da Diego Fabbri.

Il produttore delegato era Andrea Camilleri. Trent'anni dopo, lo stesso Camilleri avrebbe creato Salvo Montalbano dichiarando apertamente il proprio debito verso Maigret: la linea che va da Simenon a Vigàta passa dunque per una scrivania Rai degli anni Sessanta, ed è documentabile.

Sugli ascolti di quella serie conviene essere prudenti. Le fonti popolari parlano di record e oscillano fra i quattordici e i diciotto milioni e mezzo di spettatori per l'ultima stagione; nessuna di queste è un archivio Rai o Auditel. Va citata come stima, con la sua forbice.

Una precisazione che serve, perché la confusione è frequente: Luca Zingaretti non ha mai interpretato Maigret. È Montalbano — personaggio diverso, creato dal produttore di quel Maigret.

Parigi, e il numero civico che non c'è

Nei romanzi di Maigret la città non è uno sfondo ma un secondo protagonista. I settantacinque romanzi coprono la Parigi che va dal 1930 al 1972 tenendola sospesa in un tempo proprio, fatto di bistrot, chiatte sulla Senna e stazioni fumose: la storia intorno cambia, la città no.

Lo studioso Michel Carly ha censito centoventi luoghi parigini legati al commissario in Maigret traversées de Paris, del 2003 — cifra che è quella dichiarata dall'autore, non un censimento indipendente. I più ricorrenti sono il Quai des Orfèvres, che è reale, la Brasserie Dauphine, che è inventata ma modellata su un locale esistente, e l'appartamento del commissario al boulevard Richard-Lenoir, nell'undicesimo arrondissement.

Su quell'indirizzo circola un numero che va maneggiato con cura. Si legge che il 132 di boulevard Richard-Lenoir ricorrerebbe 187 volte nella saga: la cifra viene da un blog di appassionati, si riferisce alle occorrenze del nome della via e non dell'indirizzo completo, e non è verificata sulla fonte a cui il blog stesso rimanda. Lo stesso blog precisa che il numero civico compare esplicitamente in un solo romanzo, Maigret et son mort, del 1948. Va aggiunto, perché l'errore è ricorrente, che 187 non può in nessun caso riferirsi a un numero di romanzi: la saga ne conta settantacinque.

Il premio che è arrivato e quello che non è arrivato

Simenon ha vinto il Grand Master dei Mystery Writers of America nel 1966. Il Nobel per la letteratura no.

Il suo nome circolò fra gli anni Quaranta e Sessanta, sostenuto anche da André Gide, che gli era amico e corrispondente e che lo definì «il più grande romanziere vivo della lingua francese, forse il più autentico». Nel 1947 il premio andò proprio a Gide. Sulla candidatura conviene essere precisi: le liste dell'Accademia svedese restano riservate per cinquant'anni, e quello che sappiamo viene da biografie e memorie, non da atti. Si può dire che il nome circolasse; non che fosse candidato in senso documentato.

Altre due valutazioni molto citate — quella di Walter Benjamin e quella di Jean-Luc Godard, secondo cui in Simenon «si realizza l'unione felice di Dostoevskij e Balzac» — arrivano da fonti letterarie di seconda mano e vanno attribuite a chi le riporta.

Limiti e verifiche

L'articolo dell'Osservatore Romano non è consultabile per intero: quanto ne riportiamo viene dall'estratto pubblico e da un resoconto di terzi, e non va citato come citazione diretta della testata.

La candidatura di Simenon al Nobel non è documentabile: le liste sono riservate.

Le 187 occorrenze del boulevard, i 120 luoghi parigini e gli ascolti della serie con Cervi vengono tutti da fonti non primarie e vanno riportati con la loro attribuzione. La velocità di scrittura di Simenon — undici giorni per romanzo — è un dato ricorrente nelle biografie che non abbiamo potuto verificare, e per questo non compare fra le cifre di questa ricerca.

Sul numero degli episodi con Jean Richard le fonti oscillano fra 88 e 90: qui si usa 88, che è il valore più ricorrente.

Domande frequenti

Quanti sono i testi di Maigret?

Settantacinque romanzi e ventotto racconti, centotré in tutto, pubblicati fra il 1931 e il 1972. Poirot si ferma a ottantaquattro: trentatré romanzi e cinquantuno racconti.

Qual è la differenza fra i due metodi?

Poirot risolve con la deduzione, senza coinvolgimento e quasi senza muoversi. Maigret si immerge nell'ambiente del delitto, lo assorbe «come una spugna» e arriva a comprendere il colpevole dall'interno. Al primo interessa il nome, al secondo la situazione che ha reso possibile il gesto.

Che cosa ha scritto l'Osservatore Romano sul confronto?

Il 19 agosto 2022, prendendo spunto dalla ristampa della Breve storia del romanzo poliziesco di Sciascia, ha letto i due personaggi come due visioni del mondo: l'intelligenza astratta contro l'umanità in evoluzione. Il testo integrale è a pagamento.

Chi è stato il Maigret italiano?

Gino Cervi, in sedici sceneggiati Rai fra il 1964 e il 1972, diretti da Mario Landi. Simenon lo giudicò «molto bravo». Il produttore delegato era Andrea Camilleri.

Che cosa disse Gide di Simenon?

Lo definì «il più grande romanziere vivo della lingua francese, forse il più autentico». I due si scambiarono quarantun lettere fra il 1938 e il 1950.

Quanti luoghi di Maigret si possono visitare a Parigi?

Michel Carly ne ha censiti centoventi nel suo Maigret traversées de Paris, del 2003: la cifra è quella dell'autore. Fra i più ricorrenti il Quai des Orfèvres, l'appartamento sul boulevard Richard-Lenoir e la Brasserie Dauphine, che è inventata.

Perché Simenon non ha vinto il Nobel?

Non lo sappiamo, e non sappiamo nemmeno con certezza se sia mai stato formalmente candidato: le liste dell'Accademia restano riservate cinquant'anni. La spiegazione più ricorrente è il pregiudizio verso il romanzo poliziesco. Nel 1966 vinse invece il Grand Master dei Mystery Writers of America.

Luca Zingaretti ha interpretato Maigret?

No. Interpreta Montalbano, personaggio creato da Andrea Camilleri — che negli anni Sessanta era stato il produttore della serie Rai su Maigret e che ha dichiarato di essersi ispirato a Simenon.

Che cosa vedeva Sciascia in Maigret?

Un modello opposto al detective freddo di tradizione holmesiana, e insieme un modello di istituzione: «Vagheggio da sempre uno Stato che abbia una polizia come quella guidata da Maigret, intelligente e umana al tempo stesso».

Dove e quando è ambientata la saga?

Soprattutto a Parigi, con incursioni nella provincia francese, fra la fine degli anni Venti e il 1972. La città resta volutamente sospesa in un tempo proprio, mentre la storia intorno cambia.

Riferimenti

Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.

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