Ricerca antologica

Sherlock Holmes, 254 adattamenti: il record Guinness e il 221B di Baker Street

Record Guinness: 48 adattamenti in più di Amleto. E il 221B di Baker Street non è mai esistito.

254 attori lo hanno interpretato

Sherlock Holmes è il personaggio letterario più adattato della storia, certificato dal Guinness dei primati. Questa ricerca raccoglie il record e i suoi criteri, la storia dell'indirizzo inesistente, e la prima grande rivolta di un fandom: quella che costrinse Conan Doyle a resuscitare un personaggio che aveva ucciso.

Un primato con una data attaccata

Nell'aprile 2012, annunciato il 14 maggio nel quadro delle iniziative "World Record London" che precedevano le Olimpiadi, il Guinness World Records assegna a Sherlock Holmes il titolo di personaggio letterario umano più rappresentato al cinema e in televisione: 254 produzioni, oltre 75 attori diversi.

La formula conta due volte. «Letterario» esclude i personaggi nati per lo schermo; «umano» esclude Dracula, che con 272 adattamenti nello stesso conteggio detiene il primato assoluto. Holmes non è quindi il personaggio più adattato in senso stretto: è il più adattato fra quelli che sono insieme umani e di origine letteraria. Il margine su Amleto, il personaggio shakespeariano più portato sullo schermo, è di 48 produzioni.

Adattamenti per cinema e TV, conteggio Guinness 2012
Dracula (non umano): 272 adattamentiDracula (non umano)272Sherlock Holmes: 254 adattamentiSherlock Holmes254Amleto: 206 adattamentiAmleto206
Dati del grafico
VoceValore
Dracula (non umano)272 adattamenti
Sherlock Holmes254 adattamenti
Amleto206 adattamenti

La cifra va sempre citata con l'anno. Il conteggio si ferma al 2012 e da allora si sono aggiunte, fra le altre, la serie BBC con Benedict Cumberbatch, la trilogia con Robert Downey Jr., Elementary ed Enola Holmes: un aggiornamento ufficiale Guinness non è mai stato pubblicato, quindi «254» non è il numero di oggi ma quello di allora.

Il canone su cui tutto questo poggia è invece stabile: quattro romanzi e cinquantasei racconti, pubblicati fra il 1887 e il 1927.

Venticinque sterline per il primo romanzo

Holmes compare per la prima volta in A Study in Scarlet, pubblicato nel Beeton's Christmas Annual il 1º dicembre 1887. Il romanzo era stato rifiutato da diversi editori prima che Ward, Lock & Co. lo acquistasse per venticinque sterline, con cessione totale dei diritti: Arthur Conan Doyle non avrebbe percepito nulla sulle ristampe del personaggio che stava per diventare il più adattato della letteratura. Di quel numero del Beeton's sopravvivono undici copie note.

Il primo Holmes cinematografico arriva tredici anni dopo, e dura meno di un minuto: Sherlock Holmes Baffled, prodotto nel 1900 dalla American Mutoscope & Biograph e registrato al copyright solo nel 1903, è una gag di trenta secondi in una sola inquadratura, pensata per le macchine da arcade Mutoscope. Il personaggio più rappresentato della letteratura debutta sullo schermo come attrazione da luna park.

La morte, il decennio di assenza, il ritorno

Doyle voleva liberarsene presto. In una lettera alla madre del 22 novembre 1891 — due anni prima di farlo davvero — scrive di pensare di uccidere Holmes «e di chiuderlo definitivamente», perché «mi distoglie la mente da cose migliori». La madre risponde con tre imperativi in fila: non lo farai, non puoi, non devi.

Lo fa comunque. «Il problema finale» esce sullo Strand Magazine nel dicembre 1893; dentro la finzione, lo scontro con Moriarty alle cascate di Reichenbach è ambientato nel 1891. Il ritorno arriva nell'ottobre 1903 con «La casa vuota», dove Holmes rivela a Watson di non essere mai morto. Nel frattempo, fra il 1901 e il 1902, Il mastino dei Baskerville aveva riempito il vuoto ambientando la vicenda in un periodo precedente alla caduta: un espediente che permetteva di pubblicare Holmes senza resuscitarlo.

Conviene tenere distinti i due orologi, perché vengono spesso confusi. Dentro la storia, l'assenza di Holmes dura tre anni, dal 1891 al 1894, ed è quella che la letteratura sherlockiana chiama Great Hiatus. Fuori, per i lettori, l'attesa dura dieci anni: dal dicembre 1893 all'ottobre 1903.

Nella finzioneNella realtà editoriale
Scomparsa1891, cascate di Reichenbachdicembre 1893, «Il problema finale» sullo Strand
Ricomparsa1894, Londraottobre 1903, «La casa vuota» sullo Strand
Durata3 anni10 anni

Sulla reazione del pubblico circola più leggenda che documentazione. La redazione dello Strand parlò dell'accaduto come di «the dreadful event», e la rivista, secondo la ricostruzione corrente, rischiò seriamente. La cifra che si legge ovunque — oltre ventimila abbonamenti disdetti — ricorre in fonti anche autorevoli ma non trova riscontro negli archivi dell'editore: va usata come stima attribuita, non come dato. Quanto ai lettori londinesi che avrebbero indossato bende nere da lutto, l'indagine specifica di Diane Duane sulla stampa dell'epoca non ne trova traccia proporzionata alla leggenda: è un aneddoto apocrifo e come tale va trattato.

Un indirizzo che al momento della scrittura non esisteva

Quando Doyle scrive A Study in Scarlet, nel 1887, la numerazione civica di Baker Street non arriva al 221. L'indirizzo più famoso della narrativa poliziesca nasce come pura invenzione, e resta tale per quasi mezzo secolo.

Negli anni Trenta la strada viene estesa. Abbey House, costruita nel 1932 sul blocco 215-229, si ritrova a coprire anche il numero 221, e con esso la corrispondenza: la banca Abbey National, che vi si insedia, comincia a ricevere circa trenta lettere al mese indirizzate a Sherlock Holmes. La quantità è tale che l'istituto assume una persona a tempo pieno per rispondere. La risposta standard spiegava ai mittenti che il detective si era ritirato ad allevare api nel Sussex — che è, alla lettera, quello che succede nelle storie tarde del canone, dove a Holmes viene attribuito perfino un manuale di apicoltura.

Il Sherlock Holmes Museum, aperto in un edificio fisicamente collocato fra il 237 e il 241, ottiene dal City of Westminster l'assegnazione del numero 221B il 27 marzo 1990. Da lì nasce una contesa con la banca, che sullo stesso numero riceveva la posta da sessant'anni: si chiude solo quando Abbey National lascia i locali, nel 2005 secondo la ricostruzione più solida, nel 2002 secondo una variante minoritaria. Ancora oggi il 221B non è un edificio autonomo: è una concessione amministrativa su un civico che ne porta un altro.

Il razionalista e le fate

C'è un secondo scarto fra l'autore e la creatura, e non riguarda la stanchezza. Doyle, medico di formazione, inventore del personaggio che nel Mastino dei Baskerville smonta metodicamente ogni spiegazione soprannaturale, diventa in età matura il più noto sostenitore dello spiritismo al mondo.

Il caso più imbarazzante è quello delle fate di Cottingley. Fra il 1917 e il 1920 due ragazze dello Yorkshire, Elsie Wright di sedici anni e Frances Griffiths di nove, fotografano nel giardino di casa alcune figure di fate ritagliate nel cartoncino. Doyle le ritiene autentiche e le pubblica a corredo di un articolo sullo Strand Magazine nel Natale del 1920 — la stessa rivista che ospitava Holmes. La contraffazione verrà smontata solo negli anni Ottanta, da Geoffrey Crawley.

Negli stessi anni Doyle spende energie considerevoli per convincere Harry Houdini della realtà della comunicazione con i morti. Houdini, che dei trucchi era un professionista, smonta sistematicamente i medium che l'amico gli porta: il rapporto fra i due si rompe su questo.

Che Doyle non vivesse la cosa come una contraddizione — che anzi ritenesse di esserci arrivato per via razionale — è una lettura degli studiosi, non una dichiarazione documentata da diari o lettere: va attribuita a chi la propone.

La frase che non c'è

«Elementare, mio caro Watson» non compare in nessuno dei sessanta testi di Doyle. Nel canone si trovano separatamente «elementary» e «my dear Watson» — nel L'avventura dell'uomo storto, del 1893, li dividono cinquantadue parole. La formula compatta è un'invenzione scenica dell'attore William Gillette, che la porta a teatro nel 1899, e da lì passa agli adattamenti successivi fino a diventare la cosa che tutti credono di ricordare del personaggio.

È un caso di scuola di come funziona un personaggio troppo adattato: dopo 254 versioni, la battuta più celebre appartiene alla catena degli adattamenti, non all'originale.

Il fandom prima del fandom

La più antica società sherlockiana del mondo nasce nel 1934 a New York, per iniziativa di Christopher Morley, scrittore e direttore del Saturday Review of Literature. I Baker Street Irregulars si riuniscono per la prima volta il 6 gennaio 1934, data convenzionalmente assunta come compleanno di Holmes, all'Hotel Duane.

La regola del gioco, tuttora in vigore, è che Holmes e Watson siano persone reali e che Conan Doyle sia stato soltanto l'agente letterario del dottor Watson. Detto altrimenti: quarant'anni prima che il termine esistesse, un gruppo di lettori aveva già istituzionalizzato la pratica di trattare la finzione come un archivio da studiare — e l'aveva fatto proprio sul personaggio che il suo autore aveva cercato di uccidere.

Limiti e verifiche

Tre avvertenze per chi cita questa ricerca.

La prima riguarda il numero. «254 adattamenti» è il conteggio Guinness al 2012 e va sempre riportato con l'anno: non esiste un aggiornamento ufficiale successivo, e nel frattempo le produzioni sono aumentate. Chi lo cita come cifra attuale sbaglia.

La seconda riguarda le ventimila disdette dello Strand. È una stima che circola in fonti giornalistiche e divulgative, compresa una pubblicazione universitaria, ma nessuna risale a documentazione dell'editore. Va introdotta con una formula di attribuzione.

La terza riguarda le bende da lutto, che è meglio non citare affatto se non per dire che sono un apocrifo. Sulla stessa linea: la data di chiusura della contesa sul 221B è il 2005 nella ricostruzione più solida, con una variante al 2002 in una fonte sola.

Domande frequenti

Quando è stato assegnato il record Guinness a Sherlock Holmes, e per che cosa?

Nell'aprile 2012, annunciato il 14 maggio, nel quadro del «World Record London» che precedeva le Olimpiadi. Il titolo è «personaggio letterario umano più rappresentato al cinema e in TV»: 254 produzioni e oltre 75 attori, dati riferiti al 2012. La formula esclude i personaggi non umani: Dracula, con 272 adattamenti nello stesso conteggio, detiene il primato assoluto.

Quando e dove «muore» Sherlock Holmes?

Dentro la finzione, alle cascate di Reichenbach nel 1891, dopo lo scontro con il professor Moriarty. Sul piano editoriale, la morte compare nel racconto «Il problema finale», pubblicato sullo Strand Magazine nel dicembre 1893.

Perché Conan Doyle lo uccise?

Voleva dedicarsi a quella che considerava letteratura seria, in particolare al romanzo storico, e viveva il personaggio come un peso. In una lettera alla madre del 22 novembre 1891 scrisse di pensare di ucciderlo perché «mi distoglie la mente da cose migliori». Nel 1896 lo avrebbe paragonato al pâté de foie gras di cui aveva mangiato troppo, al punto che il solo nome gli dava la nausea: citazione molto ripresa, ma la cui fonte primaria non è stata verificata direttamente.

Come reagì il pubblico?

La redazione dello Strand parlò di «the dreadful event» e la rivista rischiò seriamente. La cifra di oltre ventimila abbonamenti disdetti ricorre in molte fonti ma non trova riscontro negli archivi dell'editore, quindi va citata come stima attribuita. L'aneddoto dei lettori con le bende nere da lutto è apocrifo: l'indagine di Diane Duane sulla stampa dell'epoca non lo conferma.

Come tornò Holmes?

Con «La casa vuota», ottobre 1903, dove rivela a Watson di non essere mai caduto: si era salvato grazie al «baritsu» e aveva passato gli anni successivi a smantellare in incognito la rete di Moriarty. I dieci anni fra i due racconti sono il Great Hiatus della letteratura sherlockiana; dentro la storia l'assenza dura tre anni.

Il 221B di Baker Street esisteva quando Doyle scriveva?

No. Nel 1887 la numerazione civica di Baker Street non arrivava al 221: l'indirizzo era interamente immaginario. La strada fu estesa solo negli anni Trenta.

Dove si trova il Museo di Sherlock Holmes?

In un edificio fisicamente compreso fra il 237 e il 241 di Baker Street, comunemente indicato come 239. Porta il numero 221B dal 27 marzo 1990, per concessione del City of Westminster. La contesa con Abbey National, che sullo stesso numero riceveva la posta, si chiuse nel 2005 con l'uscita della banca dai locali.

Holmes ha mai detto «elementare, Watson»?

No. La formula non compare in nessuno dei sessanta testi del canone: «elementary» e «my dear Watson» si trovano in punti diversi, mai in sequenza. La battuta fu coniata dall'attore William Gillette per un adattamento teatrale del 1899 e resa celebre dagli adattamenti successivi.

Riferimenti

Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.

Continua a leggere

Altre ricerche

Altre pagine di questa raccolta. Non sono fonti di questa ricerca.