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The Crown fra fiction e storia: la vicenda del disclaimer

Il disclaimer chiesto da più parti non è mai stato aggiunto alle prime stagioni.

21 Emmy vinti su 87 nomination

Tre ondate di richieste formali — un ministro, Judi Dench, due ex primi ministri — hanno chiesto a Netflix di segnalare che The Crown è finzione. Non è mai comparso un disclaimer prima degli episodi. Questa ricerca raccoglie le scene documentatamente inventate e i numeri di una delle serie più costose mai prodotte.

Sessanta episodi, sessant'anni, tre regine

The Crown va in onda su Netflix dal 2016 al 2023: sei stagioni, sessanta episodi, scritti da Peter Morgan e prodotti da Left Bank Pictures con Sony Pictures Television, girati per lo più agli Elstree Studios. Il racconto copre dal matrimonio fra Elisabetta e Filippo, nel 1947, a quello fra Carlo e Camilla, nel 2005.

Una scelta di produzione la distingue da qualunque altra serie di lunga durata: il cast principale viene sostituito integralmente ogni due stagioni, per far invecchiare i personaggi. Elisabetta è stata Claire Foy, poi Olivia Colman, poi Imelda Staunton.

Sui costi Netflix non ha mai pubblicato nulla. Le stime di stampa oscillano fra i 504 e i 648 milioni di dollari per l'intera serie, con la cifra di 530 milioni come quella più ripresa; il costo per episodio sarebbe passato da nove-dieci milioni delle prime stagioni a tredici-quattordici delle ultime.

Novembre 2020: la richiesta

Il primo a chiedere formalmente un'avvertenza è il segretario di Stato per la Cultura britannico Oliver Dowden, che nel novembre 2020, all'uscita della quarta stagione, scrive a Netflix. Le sue parole, riportate dal Mail on Sunday il 29 novembre:

«È un'opera di finzione splendidamente prodotta, quindi, come per altre produzioni televisive, Netflix dovrebbe essere molto chiara all'inizio sul fatto che è solo quello. Senza questo, temo che una generazione di spettatori che non ha vissuto quegli eventi possa scambiare la finzione per un fatto.»

Alla richiesta si associa Charles Spencer, fratello di Diana: «Gli americani mi dicono di aver guardato The Crown come se avessero seguito una lezione di storia. Beh, non è così. C'è molta congettura e molta invenzione».

La risposta di Netflix, in dicembre, è un rifiuto motivato:

«Abbiamo sempre presentato The Crown come un dramma, e siamo certi che i nostri iscritti capiscano che si tratta di un'opera di finzione ampiamente basata su eventi storici. Di conseguenza non abbiamo intenzione — e non vediamo alcuna necessità — di aggiungere un'avvertenza.»

Va precisato un punto che spesso viene detto male: non c'è mai stato un dibattito parlamentare né una mozione. L'iniziativa è rimasta a livello di governo, cioè una lettera di un ministro a un'azienda privata, e le ricerche negli atti parlamentari non restituiscono nulla di pertinente.

Dal cast, Josh O'Connor, che interpretava il giovane Carlo, definì la richiesta «oltraggiosa».

Autunno 2022: la richiesta torna, con altri nomi

Due anni dopo, alla vigilia della quinta stagione, la questione si riapre con tre interventi ravvicinati.

Il 19 ottobre 2022 Judi Dench pubblica sul Times una lettera aperta in cui definisce la serie «crudelmente ingiusta» verso la famiglia reale:

«Più il dramma si avvicina ai nostri tempi, più sembra disposto a confondere liberamente il confine fra accuratezza storica e volgare sensazionalismo.»

Aggiunge che, pur avendo dichiarato pubblicamente in quella stessa settimana che The Crown è sempre stato «un dramma romanzato», i produttori hanno resistito a ogni richiesta di apporre un'avvertenza.

A novembre interviene John Marsh, portavoce di John Major, premier conservatore dal 1990 al 1997, che sul Telegraph usa la formula rimasta: «La finzione non dovrebbe essere spacciata per fatto». Sulle scene che lo riguardano il suo portavoce parla di «finzione dannosa e maliziosa» e di «una botte di sciocchezze maliziose spacciate senza altra ragione che ottenere il massimo — e del tutto falso — impatto drammatico».

Poco dopo arriva la reazione di Tony Blair, premier laburista dal 1997, sempre attraverso un portavoce e in tre parole: «Completa e totale spazzatura».

Il disclaimer che è arrivato, e dove

Netflix ha ceduto solo in parte, e in un punto che merita di essere descritto con precisione perché è il fatto più curioso di tutta la vicenda.

Un'avvertenza è comparsa: «Ispirata a eventi reali, questa drammatizzazione romanzata racconta la storia della regina Elisabetta II e degli eventi politici e personali che hanno segnato il suo regno». È stata aggiunta nella descrizione testuale del trailer della quinta stagione su YouTube e nella sinossi della pagina Netflix. I dieci episodi, distribuiti il 9 novembre 2022, non hanno mai portato alcuna schermata di avvertenza.

Il risultato pratico è un rovesciamento: chi guardava il trailer gratuito su YouTube veniva avvertito, chi pagava l'abbonamento e guardava la serie no.

Dal cast arrivarono anche difese. Jonathan Pryce, il Filippo delle ultime due stagioni, si disse «amaramente deluso» dall'atteggiamento dei colleghi critici, aggiungendo che «la grande maggioranza delle persone sa che è un dramma»; Imelda Staunton definì il lavoro di Morgan «onesto, vero e rispettoso».

Che cosa è inventato, con nome e stagione

Al netto delle posizioni, esiste un elenco di scene che risultano inventate o non documentate, e conviene averlo davanti perché è ciò su cui la contesa verte davvero.

ScenaStagioneChe cosa dice la fonte
Carlo chiede a John Major di appoggiare l'abdicazione della regina5Il portavoce di Major: «Non c'è mai stata alcuna discussione fra Sir John e l'allora principe di Galles su una possibile abdicazione». Netflix non consultò Major
Carlo e Tony Blair si accordano sul futuro matrimonio con Camilla5«Completa e totale spazzatura», secondo il portavoce di Blair
Una giovane Kate Middleton incontra Diana6, ep. 7Kate ha confermato nel 2023 di non aver mai incontrato Diana; lei e William si conobbero all'università di St Andrews
Filippo rimprovera duramente Carlo per i maltrattamenti subiti a scuola3Nessun riscontro storico; la caratterizzazione risultò sgradita alla famiglia reale
Venetia Scott, assistente di Churchill, muore investita durante la Grande Nebbia del 19521Il personaggio è interamente inventato
Diana avverte la regina prima dell'intervista alla BBC5, ep. 8I resoconti storici indicano che la famiglia fu colta di sorpresa
Dodi Fayed propone il matrimonio a Diana6Un anello fu acquistato; della proposta non esiste riscontro oltre l'affermazione del padre di lui
La lettera di Mountbatten a Carlo sul matrimonio2-3Morgan ha ammesso: «Non sapremo mai se fu messo in una lettera»

Alcune scene hanno invece un fondamento documentato che la serie drammatizza. L'intervista di Diana alla BBC del 15 novembre 1995 è reale, e la sua vicenda è ancora più torbida di quanto la serie mostri: un'indagine indipendente del 2021 ha accertato che il giornalista Martin Bashir aveva usato documenti bancari falsificati per ottenere la fiducia della principessa. Anche una lite pubblica fra Elisabetta e Filippo davanti a una troupe è avvenuta, benché il contenuto specifico non sia documentato; e il rapporto teso fra la regina e Margaret Thatcher è oggetto di dibattito fra gli storici, che la serie risolve in una direzione.

Il metodo dichiarato di Peter Morgan

Morgan non ha mai negato di inventare. Ha però proposto una distinzione fra due criteri, che è il vero contenuto della sua difesa:

«Una parte è necessariamente finzione. Ma cerco di rendere tutto veritiero anche quando non si può sapere se è accurato.»

E ancora: «Capire che cosa pensavano e sentivano è qualcosa per cui dobbiamo usare l'immaginazione. E questo, si spera, è quello che il pubblico vuole da noi. Per dare senso alla storia bisogna a volte usare la finzione, l'immaginazione, atti di creatività».

La sintesi più tagliente della critica è arrivata invece, anonima, da ambienti di corte: «trolling con un budget hollywoodiano».

Il paradosso dei numeri

Il dato che chiude la vicenda meglio di qualsiasi commento è quello di ascolto.

La quinta stagione, la più contestata, ha totalizzato 107,39 milioni di ore viste nei primi cinque giorni ed è entrata nella Top 10 di ottantotto paesi — più di qualsiasi stagione precedente. Nel gennaio 2021 Netflix aveva dichiarato che la serie era stata vista da oltre cento milioni di nuclei abbonati.

Rotten Tomatoes, giudizi positivi in percentuale
Stagione 4, critica (2020): 95 %Stagione 4, critica (2020)95Stagione 5, pubblico (2022): 88 %Stagione 5, pubblico (2022)88Stagione 5, critica (2022): 71 %Stagione 5, critica (2022)71
Dati del grafico
VoceValore
Stagione 4, critica (2020)95 %
Stagione 5, pubblico (2022)88 %
Stagione 5, critica (2022)71 %

La critica ha punito la quinta stagione — dal 95 per cento circa della quarta al 71 alla vigilia della premiere, poi sceso ancora — mentre il pubblico è rimasto dov'era, sopra l'ottanta. La controversia non ha ridotto gli spettatori: con ogni probabilità li ha aumentati. I punteggi di quel sito, va detto, sono dinamici e vanno sempre citati con l'anno.

Premi

Sul piano dei riconoscimenti la serie ha un primato che nessuno le contesta: agli Emmy del 2021, con la quarta stagione, ha vinto tutte e sette le categorie principali del drama, prima serie a riuscirci. Il record precedente era di Hill Street Blues, che nel 1981 ne aveva vinte sei.

AnnoPremioCategoriaVincitore
2018EmmyMiglior attrice protagonistaClaire Foy
2021EmmyMiglior serie drammaticaThe Crown
2021EmmyMiglior attrice protagonistaOlivia Colman
2021EmmyMiglior attore protagonistaJosh O'Connor
2021EmmyMiglior attrice non protagonistaGillian Anderson
2021EmmyMiglior attore non protagonistaTobias Menzies
2021EmmyMiglior regiaJessica Hobbs
2021EmmyMiglior sceneggiaturaPeter Morgan

In totale, ventuno Emmy su ottantasette candidature nell'arco delle sei stagioni.

La stessa domanda, in Italia

La questione posta da Dowden — se una fiction debba dichiarare la propria distanza dai fatti — non è un'anomalia britannica, ma in Italia si è presentata su un asse diverso.

Attorno a Gomorra, dal 2014, il dibattito ha riguardato l'effetto sui comportamenti: se la rappresentazione drammatica del crimine produca consapevolezza o emulazione. Lo sceneggiatore Maurizio Braucci ha risposto spostando la questione sul piano istituzionale — «la colpa non è della fiction». Attorno a Baby, la serie Netflix del 2018 ispirata a un caso di cronaca romano, la critica ha riguardato l'assenza di una cornice morale esplicita, con l'accusa di aver trasformato una vicenda di sfruttamento in un racconto di formazione.

La differenza è netta e vale la pena registrarla. Nel caso britannico l'oggetto della contesa è la distorsione storica a danno di persone identificabili e viventi; nel caso italiano, l'effetto sociale su chi guarda. Sono due preoccupazioni diverse che chiedono la stessa cosa: un'avvertenza.

Limiti e verifiche

Non c'è mai stato un dibattito parlamentare: l'iniziativa di Dowden è rimasta una lettera ministeriale, e le ricerche negli atti non restituiscono mozioni o voti.

I costi di produzione sono stime di stampa, con una forbice ampia: Netflix non ha mai pubblicato dati.

I punteggi di Rotten Tomatoes cambiano nel tempo e vanno citati con l'anno.

L'affermazione che questo sia il primo confronto formale fra un governo democratico e una piattaforma di streaming sul confine fra fatto e finzione è plausibile per il 2020 ma non verificabile in modo esaustivo: va trattata come ipotesi.

Infine, sull'effetto turistico attribuito alla serie: la crescita delle visite ai luoghi legati alla famiglia reale è reale, ma nessuna fonte primaria stabilisce un nesso con la serie.

Domande frequenti

The Crown ha mai portato un'avvertenza prima degli episodi?

No. Il testo che definisce la serie una drammatizzazione romanzata ispirata a eventi reali è comparso nella descrizione del trailer su YouTube e nella sinossi della pagina Netflix, mai come schermata prima degli episodi.

Chi ha chiesto l'avvertenza, e quando?

In tre momenti: nel novembre 2020 il segretario di Stato per la Cultura Oliver Dowden e Charles Spencer, fratello di Diana; nell'ottobre 2022 Judi Dench con una lettera aperta al Times; nel novembre 2022 John Major sul Telegraph e Tony Blair attraverso un portavoce.

La scena in cui Carlo chiede a Major di far abdicare la regina è vera?

No. Il portavoce di Major ha dichiarato che una discussione del genere non è mai avvenuta, e Netflix non lo consultò prima di girarla.

Perché Netflix ha rifiutato?

La posizione ufficiale è che la serie sia sempre stata presentata come un dramma e che il pubblico sappia che si tratta di finzione basata su eventi storici. Parte del cast ha aggiunto che un'avvertenza sarebbe paternalistica.

È stato il primo scontro fra un governo e una piattaforma di streaming su questo tema?

È uno dei primi casi documentati, e la particolarità è che l'oggetto non era la violenza o il sesso ma la distorsione storica a danno di persone viventi. Che sia il primo in assoluto non è verificabile.

Judi Dench ha recitato nella serie?

No. È intervenuta come voce esterna al progetto.

Quanto è costata la serie?

Le stime di stampa vanno dai 504 ai 648 milioni di dollari per sessanta episodi, con 530 milioni come cifra più ripresa. Netflix non ha mai pubblicato dati.

La serie ha avuto effetti sul turismo britannico?

Le visite ai luoghi reali sono cresciute, ma nessuna fonte primaria collega quella crescita alla serie.

L'intervista di Diana alla BBC è riprodotta fedelmente?

La quinta stagione ne drammatizza le circostanze, non la riproduce. Alcuni dettagli — come l'idea che Diana avesse avvertito in anticipo la regina — non trovano riscontro. L'intervista in sé è reale, e un'indagine del 2021 ha accertato che il giornalista che la ottenne aveva usato documenti falsificati.

Peter Morgan ha ammesso di aver inventato delle scene?

Sì, esplicitamente. A proposito della lettera di Mountbatten a Carlo disse: «Non sapremo mai se fu messo in una lettera». Il suo criterio dichiarato è che l'invenzione debba risultare vera anche quando non può essere accurata.

Riferimenti

Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.

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