Ricerca antologica

Vigàta, una città che non esiste: geografia, ascolti e turismo del commissario Montalbano

Vigàta non esiste, non è mai esistita, e ha cambiato la geografia del turismo siciliano.

11.386.000 spettatori per un solo episodio

Il commissario Montalbano è ambientato in una città inventata, girato in una provincia diversa da quella in cui è ambientato, e ha spinto un comune reale ad aggiungere il nome di finzione al proprio. Questa ricerca raccoglie i dati di ascolto, i numeri editoriali della saga di Camilleri e ciò che si può davvero dimostrare sull'effetto cineturistico.

Una città sovrapposta a due luoghi diversi

Vigàta non esiste, e non esiste due volte.

Nella narrativa di Andrea Camilleri è modellata su Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, la sua città natale; Montelusa è Agrigento, Fela è Gela. Il toponimo, però, non nasce con Montalbano: compare già nel romanzo storico Un filo di fumo, del 1980, ambientato a fine Ottocento. Il commissario arriverà quattordici anni dopo, con La forma dell'acqua, del 1994.

Sullo schermo, invece, Vigàta è tutt'altra Sicilia. Le riprese si svolgono quasi interamente nel sud-est, fra le province di Ragusa e Siracusa: Scicli, Ragusa Ibla, Punta Secca, il castello di Donnafugata, Modica, Ispica, Noto, Pozzallo. Fra il modello letterario e i luoghi delle riprese ci sono più di centocinquanta chilometri e due province.

Nella finzioneNella realtàNota
VigàtaPorto Empedocle (modello letterario) + Scicli e Ragusa Ibla (riprese)Città composta, non corrispondente ad alcun comune
Commissariato di VigàtaPalazzo municipale di Scicli, via Francesco Mormino PennaEdificio comunale in funzione, set al piano terra
Casa di MarinellaPunta Secca, frazione di Santa Croce CamerinaOggi struttura ricettiva
MontelusaAgrigento
FelaGela

Nel 2003 Porto Empedocle prese atto della cosa nel modo più letterale possibile, aggiungendo ufficialmente «Vigàta» al proprio nome. La delibera fu revocata nel 2009, e il nome tornò quello di prima; restano una statua del commissario in via Roma e il museo dedicato a Camilleri.

I numeri che reggono

La serie va in onda dal 6 maggio 1999, inizialmente su Rai 2, fino all'8 marzo 2021, con Il metodo Catalanotti: trentasette episodi da circa cento minuti, prodotti da Palomar con Rai Fiction e la televisione pubblica svedese, più i dodici episodi dello spin-off Il giovane Montalbano. La regia è di Alberto Sironi fino alla tredicesima stagione — muore nel 2019 — e poi dello stesso Luca Zingaretti. Le musiche sono di Franco Piersanti.

Il record d'ascolto è di un singolo episodio: La giostra degli scambi, il 12 febbraio 2018, con 11.386.000 spettatori e il 45,1 per cento di share. Ma il dato più interessante è un altro, e riguarda un'anomalia: nel 2013 i tre episodi della stagione fecero 9,6, poi 9,9, poi 10,2 milioni di spettatori. Le serie in genere perdono pubblico strada facendo; questa lo guadagnava.

Dal 2021 non ci sono più inediti, e ogni messa in onda è una replica: nel gennaio 2024 le repliche su Rai 1 tenevano ancora intorno ai tre milioni di spettatori a episodio. La struttura aiuta — gli episodi si chiudono ciascuno per conto proprio, e si possono guardare in qualsiasi ordine.

Sul versante editoriale, la saga conta ventisette romanzi più raccolte di racconti, oltre trenta milioni di copie vendute secondo i dati degli editori comunicati nel luglio 2019, e traduzioni in più di centoventi lingue. La serie televisiva è stata venduta in oltre sessantacinque paesi.

C'è invece una cifra da maneggiare con le pinze: il «miliardo di spettatori» che si legge ovunque. È una stima editoriale della produzione, non un dato Auditel, e le versioni non concordano fra loro — un miliardo secondo ANSA nel 2013, oltre 1,2 miliardi nei comunicati successivi, con punte a 1,5 miliardi in qualche ripresa. La metodologia non è mai stata dichiarata: si tratta presumibilmente di visioni cumulate su tutte le repliche e tutti i mercati. Come ordine di grandezza è indicativa, come statistica no.

Il turismo: quello che si può dire e quello che non si può

Qui la ricerca deve essere onesta su un punto: l'effetto turistico di Montalbano è reale e visibile a chiunque passi da Scicli in agosto, ma le cifre che lo quantificano sono quasi tutte deboli.

La progressione più citata — le presenze in provincia di Ragusa passate da poco più di seicentomila nel 1998 a oltre un milione nel 2018, cioè un più ottantacinque per cento — non è stata rintracciata in alcuna fonte primaria: non nei dati ISTAT, non nell'Osservatorio turistico della Regione Siciliana. Per questo non compare fra i numeri di questa ricerca. L'unico dato di crescita in circolazione, un dodici-quattordici per cento l'anno a partire dal 1998, viene da un articolo di una testata locale del 2013 che non indica alcuna fonte statistica.

Quello che si può riportare, con l'attribuzione giusta, è questo. La ricettività della provincia di Ragusa è passata da sessantacinque strutture fra bed and breakfast e agriturismi nel 2001 a circa 2.900 dieci anni dopo — dato di stampa, non ISTAT. Le presenze provinciali sono cresciute del 9,1 per cento fra il 2023 e il 2024, da 1.288.000 a 1.405.000, secondo l'Osservatorio turistico regionale ripreso in sede accademica. Il commissariato di Scicli riceve circa trentacinquemila visitatori l'anno. Il castello di Donnafugata ha superato le centomila presenze nel 2024, con un picco successivo alla puntata che Alberto Angela gli ha dedicato.

Sul piano accademico esiste un articolo, «Montalbano's magic touch: Panacea for tourism in Sicily» di C. Nencioni, pubblicato sulla Tourism and Heritage Journal dell'Università di Barcellona: sostiene che i flussi turistici nel Ragusano siano raddoppiati per effetto della serie. È una formulazione qualitativa, non una serie storica, e il testo integrale non è stato consultato. Un secondo studio, del 2025, ha sondato centocinquanta persone: il 50,7 per cento dichiara di scegliere destinazioni dopo aver visto una serie televisiva, e il 27,3 vorrebbe visitare Vigàta — che, appunto, non c'è.

Una nota che vale come sfondo di tutto: Scicli, Ragusa e Modica fanno parte del sito UNESCO «Città tardo barocche del Val di Noto», iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale nel giugno 2002, tre anni dopo l'esordio della serie. I set principali coincidono con un sito UNESCO, il che rende difficile attribuire alla sola fiction una crescita che ha almeno due cause concomitanti.

Due luoghi che hanno cambiato funzione

Ci sono due edifici che meritano una nota a parte, perché sono l'unico caso italiano in cui un set continua a esistere come tale.

Il commissariato di Vigàta è il piano terra del municipio di Scicli, in via Francesco Mormino Penna. Non è una ricostruzione in studio: è un edificio pubblico che per oltre vent'anni ha funzionato contemporaneamente come sede comunale e come set. Si visita negli orari di apertura del Comune.

La casa di Marinella, a Punta Secca, dopo la fine della produzione è diventata una struttura ricettiva. È affittabile, ha liste d'attesa, e chiude in inverno come qualsiasi altro alloggio di mare. Viene spesso definita fra le più richieste d'Italia: è un giudizio di settore, non un dato di piattaforma.

Il nome, la lingua, il volto

Tre cose del personaggio non sono nate dove si crede.

Il cognome è un omaggio dichiarato: Camilleri lo scelse per Manuel Vázquez Montalbán, il romanziere spagnolo di Pepe Carvalho, e disse che era «un tributo e un riconoscimento al suo amico di Barcellona». I due si incontrarono l'11 settembre 1998 al Festivaletteratura di Mantova, in una conversazione poi pubblicata in volume. Il tributo funziona anche perché Montalbano è un cognome realmente diffuso in Sicilia: l'omaggio non si vede, e per questo tiene.

La lingua non è il siciliano. Il «vigatese» è un impasto letterario di italiano, forme arcaiche o inventate del siciliano e una sintassi propria, nato — così l'ha raccontato Camilleri — da un consiglio del padre in punto di morte: scrivere la storia come gliela aveva raccontata a voce. Nella serie televisiva è attenuato per la comprensibilità. Il paradosso vale la pena registrarlo: la lingua percepita come la più siciliana della televisione italiana è un'invenzione d'autore.

Il volto non c'era. Nei romanzi il commissario non ha una descrizione fisica; è stato il casting di Luca Zingaretti a dargliene una, e Camilleri disse poi che quegli occhi corrispondevano. La psicologia del personaggio, invece, l'autore l'ha attribuita al proprio nonno materno, Carmelo.

Il romanzo che non si può girare

Camilleri è morto il 17 luglio 2019, a novantatré anni. L'ultimo romanzo, Riccardino, era stato scritto fra il 2004 e il 2005, rivisto nella lingua nel 2016 e depositato presso l'editore con l'indicazione di pubblicarlo alla fine: è uscito il 16 luglio 2020.

Non è mai stato adattato, e probabilmente non lo sarà, per una ragione strutturale: dentro il libro c'è Camilleri stesso, come personaggio, che discute con Montalbano della propria opera e della fine del ciclo. Un episodio televisivo dovrebbe mettere in scena l'autore morto che parla con il personaggio che ha creato — cosa che si può scrivere e molto difficilmente si può girare.

Riconoscimenti

I premi verificabili sono meno di quelli che le vengono attribuiti.

AnnoPremioCategoriaA chi
1999Premio Internazionale Flaiano per la televisioneMiglior attoreLuca Zingaretti
2003Busto Arsizio Film FestivalMiglior serie TVIl commissario Montalbano
2009, 2011Premio KineoMiglior film televisivoIl commissario Montalbano

Non risultano invece assegnazioni di Nastri d'Argento o del Premio Regia Televisiva alla serie: l'albo ufficiale dei Nastri d'Argento per le serie, categoria istituita nel 2021, non la include, e nessuna fonte primaria conferma il secondo. Non risultano neppure premi Emmy internazionali, BAFTA o Prix Italia.

Limiti e verifiche

Il dato più citato di questa vicenda — la crescita turistica del Ragusano attribuita alla serie — è anche il meno verificabile. La progressione 1998-2018 che circola non ha fonte primaria e qui non viene usata; la crescita percentuale annua viene da un articolo che non cita statistiche; Confcommercio, spesso indicata come fonte di quei numeri, nelle fonti reperite esprime valutazioni qualitative e non fornisce serie storiche. Va aggiunto che i luoghi delle riprese sono diventati sito UNESCO nel 2002: separare i due effetti non è possibile con i dati disponibili.

Il miliardo di spettatori è una stima editoriale con versioni incoerenti fra loro e nessuna metodologia dichiarata.

Sul paper dell'Università di Barcellona: i metadati sono confermati, l'anno di pubblicazione no — per questo non compare — e il testo integrale non è stato letto. Contiene inoltre un errore proprio, indicando trentaquattro episodi anziché trentasette.

Sui premi: due riconoscimenti spesso attribuiti alla serie non risultano dagli albi ufficiali.

Domande frequenti

Dove si trova Vigàta?

Da nessuna parte. Nella narrativa è modellata su Porto Empedocle, in provincia di Agrigento; in televisione è girata fra Scicli, Ragusa Ibla, Punta Secca e altri comuni del Val di Noto, in provincia di Ragusa. Le due Sicilie distano oltre centocinquanta chilometri.

Perché il commissario si chiama Montalbano?

Per omaggio dichiarato al romanziere spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, autore del detective Pepe Carvalho e amico di Camilleri. Il cognome è anche realmente diffuso in Sicilia, il che rende il tributo poco appariscente.

Quanti episodi ci sono?

Trentasette della serie principale, fra il 1999 e il 2021, più dodici dello spin-off Il giovane Montalbano.

Qual è stato l'ultimo episodio?

Il metodo Catalanotti, l'8 marzo 2021 su Rai 1. L'ultimo romanzo, Riccardino, pubblicato postumo nel 2020, non è stato adattato: contiene Camilleri stesso come personaggio in dialogo con il commissario.

Perché le repliche hanno ancora ascolti alti?

Circa tre milioni di spettatori a episodio nel 2024. Gli episodi sono autoconclusivi e si possono vedere in qualsiasi ordine, il che rende la serie adatta alla riproposizione; dal 2021 non esistono inediti.

Il commissariato di Scicli è vero?

È il piano terra del municipio di Scicli, edificio pubblico realmente in funzione, che per oltre vent'anni ha ospitato contemporaneamente gli uffici comunali e il set. Si visita negli orari di apertura.

Porto Empedocle si è chiamata davvero Vigàta?

Sì, dal 2003, quando il Comune aggiunse ufficialmente il nome. La delibera fu revocata nel 2009. Restano la statua del commissario in via Roma e il museo dedicato all'autore.

Si può dormire nella casa di Montalbano?

Sì. La casa di Marinella, a Punta Secca, è oggi una struttura ricettiva affittabile, con liste d'attesa e chiusura stagionale invernale.

I luoghi della serie sono patrimonio UNESCO?

Scicli, Ragusa e Modica fanno parte del sito «Città tardo barocche del Val di Noto», iscritto nel giugno 2002. I set principali coincidono con un sito del Patrimonio Mondiale, il che rende difficile attribuire alla sola serie la crescita turistica dell'area.

Che cos'è il «vigatese»?

Una lingua letteraria inventata da Camilleri: italiano mescolato a forme arcaiche o inventate del siciliano, con una sintassi propria. Non è il dialetto di Porto Empedocle né quello ragusano. In televisione è semplificato.

Riferimenti

Questa ricerca raccoglie e mette in relazione materiali già pubblicati. Ogni affermazione rinvia alla fonte da cui proviene: dove le fonti divergono, la divergenza è riportata nel testo. Le voci sono in ordine alfabetico. Come sono fatte queste ricerche.

Vedi la scheda di Il commissario Montalbano: prossime trasmissioni, dove vederla in streaming →

Continua a leggere

Altre ricerche

Altre pagine di questa raccolta. Non sono fonti di questa ricerca.